Diamo il benvenuto ad un nuovo gruppo classe, migliore ? peggiore? ai lettori la sentenza.... da parte mia posso solo dire che sono i benvenuti!
Metteremo presto le loro opere.
l'Emilio di cui parliamo è il nostro liceo, l'artistico "G"reco di Catania-Battiati (ecco spiegata la G)
Metteremo presto le loro opere.
Ad un tratto il chiasso finisce e sono su un banco, tutti tacciono perchè la prof. richiama la attenzione degli studenti ancora assonnati...
Il mio padrone mi apre, mi sfoglia, cerca la pagina giusta e ripassa la lezione o forse la sta studiando proprio adesso.
La voce della prof. lo chiama in cattedra ed io, aihmè, vengo chiuso e rimesso nello zaino buio, tornerò alla luce del sole? Le mie pagine saranno lette e comprese? devo sperare che chi mi ha comprato sia desideroso di apprendere, se no sto fritto!
1Cs (Vittoria, Chiara e Francesca)
Mi ricordo che la mia vita vera è iniziata il 31 ottobre 2022, quando il riccioluto Matteo mi ha portato a casa sua e mi ha messo insieme ad altre compagne nel suo astuccio blu.
Stiamo molto strette tutte insieme ma, per fortuna, ogni mattina Matteo mi porta a scuola dove mi sbizzarrisco a scrivere e disegnare. Che bello essere liberi! Così passano i giorni... ma, quando il mio inchiostro sarà finito, cosa ne sarà di me? Vi confesso che sono molto preoccupata, mi getterà via?
Forse c'è una speranza, mi ha detto la penna nera che vive nel mio astuccio che Matteo non ci butta quando non possiamo più scrivere ma ci usa per tirare palline di carta ai compagni.
Certo è un gran malandrino ma almeno posso restare viva anch'io.
a cura degli studenti della 1Cs (Alessio, Mario, Federico e Nikita)
C’era
una volta una bambina di nome Angelica che apparteneva ad una famiglia
benestante, aveva un fratellino più piccolo di nome Simone ed una sorella più grande di nome Carla.
Un
giorno, mentre i genitori andarono ad una cena, la bambina decise di andare nel
bosco con suo fratello e sua sorella, durante il cammino la bambina trovò un
anello, decise di prenderlo senza dire nulla ai fratelli e lo mise in tasca.
Tornati a casa cenarono e andarono a dormire.
La
mattina seguente Angelica mise l’anello in uno scrigno riposto dentro l’armadio,
l’anello rimase lì per un po', finchè non si trasferirono in una zona più
vicina alla città, per poter stare vicino ai parenti. Durante il trasloco, la
ragazza, ormai cresciuta, si ricordò dell’anello e decise di indossarlo, appena
lo mise si illuminò molto come se fosse magico, lei pensava solamente che si
fosse illuminato a causa della luce della luna.
Durante
la notte Angelica non riusciva a dormire, decise di andare nel bosco, iniziò a
sentire rumori tra gli alberi ma pensò che fosse il vento, poi cominciò a
sentire il suo nome in lontananza, decise di tornare indietro finchè non cadde nella
trappola dello stregone che abitava nel bosco.
La
mattina dopo si svegliò nella sua camera da letto, pensò che tutto ciò che era
accaduto fosse stato un sogno, ma poi vide che l’anello era scomparso e
realizzò che era tutto vero. Non ricordava niente, cercò di ricordare tutto
quello che era successo, era stata addormentata sotto incantesimo dello
stregone che, a sua volta, aveva preso l’anello.
Egli
viveva in un castello abbandonato in fondo al bosco e Angelica decise di
andarci con sua sorella per riprendere l’anello, appena entrate videro dove si
trovava l’anello e cercarono di prenderlo ma lo stregone le vide e le rapì.
Il
fratello Simone aveva visto Angelica e Carla andare nel bosco, le aveva sentite
parlare di questo stregone…
Siccome
non tornavano più andò nel bosco a cercarle, intravide un castello, avvistò lo
stregone e le sue sorelle. Decise di andarci durante la notte, mentre lo
stregone dormiva, a quel punto riuscì a liberarle, ma ad un tratto lo stregone
si svegliò, allora scapparono e riuscirono a seminarlo.
Lo
stregone cadde nel fiume e annegò. I fratelli tornarono a casa sani e salvi, riuscirono
a prendere l’anello e scoprirono che l’anello possedeva il potere del
teletrasporto.
Francesca 1Cs
C'era
una volta, tanto tempo fa, in un regno
sperduto, una comune contadina con folti capelli rossi, profondi occhi verdi e
una grande voglia di aiutare il prossimo.
Tutti
parlavano bene di lei raccontando di come ella li avesse sempre aiutati, tutti
volevano diventare suoi conoscenti, amici o addirittura suoi sposi.
Gli
abitanti del villaggio credettero che la giovine contadina piena di amore fosse
diventata un serbatoio da cui fuoriusciva solo odio, la giovane ragazza dai
capelli rossi provò a spiegare cosa fosse accaduto e che non era lei che diceva
e faceva quelle meschine cose ma la gente, come c'era aspettarsi, non credette
ad una parola.
La
gemella sparí da sola dopo non molto tempo dato che il maleficio lanciato era
scadente. In passato c'erano già state rivalità tra le due perciò la contadina
non ci pensò su neanche un momento e si fiondò a cercare una vendetta in una montagna
di libri di incantesimi, fino a che uno non attirò la sua attenzione: un
incantesimo in grado di trasformare la persona in un oggetto per il resto della
sua vita.
Alla
contadina non piaceva far soffrire gli altri ma, dopo le mille cose che le
aveva fatto passare la principessa, decise che sarebbe andato bene, perciò si
affrettò ad imparare l' incantesimo per poi utilizzarlo.
L'indomani
andò sotto al balcone del palazzo reale e pronunciò le parole imparate in
precedenza, l'incantesimo funzionò e lo capì solo quando sentì dire di come la
principessa era diventata una statua, sul suo volto nacque un minuscolo
sorriso, tornò a casa dalla sua famiglia e visse sempre spensierata e contenta.
Ashley 1Cs
C’era
una volta una donna bellissima dai capelli corvini e dagli occhi blu mare che
abitava tra le montagne e le colline in cerca di qualcuno o di qualcosa che le
desse felicità.
La
donna, nonostante fosse bellissima, non aveva mai provato cosa significasse
amare qualcuno al di fuori di se stessa.
Questo
sentimento con il tempo iniziò a trasformarsi in odio e rancore verso tutto ciò
che la circondava.
Continuando
la sua ricerca, non si rese conto di come il tempo passasse e con lui arrivasse
anche il segno degli anni sul suo bel viso di porcellana.
La
sua morte avvenne tra le foreste in cui era cresciuta e nella solitudine di cui
si era nutrita ma, soprattutto, avvenne al tramonto dell’undicesimo giorno del
nuovo anno.
E
al suo posto nacque un fiore rigoglioso e dallo stelo fortissimo.
Con
gli anni iniziò a girare la voce tra le città del mondo che il “fiore del
tramonto” fosse un oggetto di inestimabile valore lasciato dalla donna, con
poteri curativi e di ringiovanimento.
Daisuke,
un ragazzo molto abile, viveva insieme al padre malato perché era stato
avvelenato dalle frecce di alcuni banditi.
L’unico
modo per salvare il padre era ottenere il “Fiore del tramonto” che cresceva in
una foresta ed aveva poteri curativi.
Daisuke
decise di partire in cerca del fiore magico con il suo fedele compagno “Sora”
ovvero il suo cavallo bianco, andarono avanti galoppando e trovarono un
villaggio con degli abitanti e un capo di nome “Ryuzo” che lo fermò appena lo
vide e gli chiese dove stesse andando.
Daisuke
gli rispose che doveva andare a prendere un fiore magico per salvare il padre e
Ryuzo gli rispose lo avrebbe accompagnato, visto che andava nella stessa
direzione e così i due eroi si misero in viaggio in cerca del fiore.
Arrivati
a destinazione Daisuke vide in lontananza un fiore che veniva illuminato dal
tramonto del sole ma, mentre stava per prenderlo, Ryuzo glielo sottrasse e
scappò urlando che in tutto questo tempo lo aveva tradito.
Mentre
Ryuzo scappava venne però colpito da un dardo avvelenato e Daisuke lo mise tra
le sue braccia e si trovò tra una scelta mortale, doveva decidere se salvare il
padre o il suo amico anche se lo aveva tradito
Daisuke,
per non essere egoista, scelse di salvare l’amico e di curarlo, il fiore capì
il gesto e decise di ricompensarlo facendo vivere anche il padre.
Daisuke
e Ryuzo si misero di nuovo in viaggio per tornare a casa e vivere pacificamente
e in armonia.
Federico 1Cs
Azzurra era molto impaurita e non riusciva a parlare, così Turi le disse: “stai tranquilla prendi questo grande asciugamano e vai in una delle stanze sottostanti. Vide una stanza piena e addobbata di conchiglie, granchi, stelle marine e cozzole ‘da Playa. Sembrava proprio di stare in mezzo al mare! Nella testiera del letto c’erano dei delfini disegnati e ai piedi, dei polipi. Nei comodini c’erano delle strane lanterne, ne prese in mano una per accenderla ma la lanterna all’improvviso si mise a parlare: “sono Melo, il custode ‘da Trizza”. C’è un’isola di nome Trinacria dove tutto quello che tocchi può essere tuo, come ad esempio cannoli siciliani, arancini, fenicotteri, diamanti, gioielli e vestiti ma devi superare tre prove molto difficili. La prima è di raccogliere molte conchiglie e metterle in un vaso enorme, la seconda è di prendere le stelle marine e metterle in una gigantesca caraffa, la terza consiste nel tornare a riva, prendere tre granchi e portarli nell’isola Trinacria”. Azzurra accettò con gioia le sfide. La ragazza vide attraverso l’oblo della nave un delfino e gli disse: “mi puoi aiutare a raccogliere le conchiglie più belle e metterle nel vaso?” il delfino aiutò la fanciulla e fu molto generoso perché chiamò anche altri amici pesci per aiutarla.
Il custode Melo fu sorpreso perché non si aspettava che Azzurra superasse tutte le prove. Si arrabbiò così tanto che la imprigionò con le stesse conchiglie che aveva raccolto Azzurra. Le fece un incantesimo che consisteva nel dover viaggiare in tutto il mondo senza poter uscire dalla gabbia di conchiglie. Turi aveva sentito tutto e si organizzò per chiamare al più presto i delfini, durante il tramonto progettarono di buttare in mare la lanterna magica e di portarla negli abissi più profondi, presero di soppiatto la lampada e la buttarono in mare.
Così l’incantesimo svanì perché la lanterna
non aveva più la luce e si era oscurata completamente. I delfini portarono sull’isola
la bellissima Azzurra a Turi che si innamorò perdutamente di lei, circondati
dai delfini e da altre creature marine vissero felici e contenti.
Vittoria 1Cs
C’era una volta in una terra lontana, una principessa la cui bellezza straordinaria attirava tutti i giovanotti del paese. La principessa non era come tutte le altre ragazze, solari, cortesi e gentili, ma anzi dal suo sguardo trapelava falsità e cattiveria.
Fin da quando era
piccola mai nessuno osava controbattere quello che diceva, chissà? Forse per i
suoi parenti? Difatti girava voce che essi erano la famiglia reale più
importante del mondo e non potevano permettersi di fare passi falsi, pur avendo
tutti i modi per mascherare i loro sbagli.
Proprio venendo da una
famiglia privilegiata, la principessa era molto viziata e ogni qual volta che
scendeva in paese con la sua carrozza, accompagnata dal cocchiere, anziché
aiutare i bisognosi, vantava i propri averi prendendo in giro chi non poteva
permettersi certe agiatezze. La sua cattiveria era sostenuta soprattutto da sua
nonna che, per il palazzo reale, era considerata una donna dall’infinita
saggezza. Ma tutti, comprese le statue all’ingresso dell’edificio, sapevano che
la malvagità della ragazza era un’eredità della nonna.
Alcuni raccontavano
che all’età di quattro anni, la piccola per divertirsi, andò in giardino a
raccogliere dei fiori ma la sua attenzione venne attirata da un topolino non
troppo lontano da lei. Iniziò a camminare con passo felpato fino alla coda del
topo che subito prese e, facendo finta che fosse una fune, inizio a ruotarla
come facevano i cowboy, posò poi il topo quasi morto su una pietra e con
un’altra diede il colpo finale.
Una sera, la ragazza
si trovava nella sua camera a ricamare in assoluto silenzio, l’unico suono che
si poteva udire era quello dell’acqua che scorreva dalle antiche grondaie, ma
ad un tratto sentì un rumore provenire dallo specchio vicino al suo guardaroba.
Preoccupata, lasciò il gomitolo di cotone sul tavolo da lavoro e si avvicinò
allo specchio, vide sulla superfice, su cui prima si era specchiata, delle
spaccature, ma quello che vide subito dopo la confuse. Alla base delle crepe
comparve una figura sfocata che, solo dopo pochi secondi, capì che si trattava
di un cavallo alato. Osservò con attenzione lo specchio avvicinando il più
possibile il viso alla lastra. Improvvisamente lo zoccolo del cavallo uscì
dallo specchio, cinse la vita della ragazza e la spinse all’interno di esso.
D’istinto la principessa chiuse gli occhi e poco dopo cadde su qualcosa che al
tatto sembrava spugnoso, capì dopo aver aperto gli occhi che si trattava di un
prato pieno di fiori, di un verde talmente acceso da sembrare finto.
Quando la principessa
si alzo da terra, vide il cavallo che la osservava senza dire nulla. Rimasero
per un po’ in silenzio fin quando la ragazza chiese in che posto fosse finita.
L’animale non diede alcuna risposta, continuava ad osservarla riducendo in due
fessure gli occhi.
Allora la principessa
chiese come fosse stato possibile oltrepassare lo specchio, ma nuovamente il
cavallo non accennò nessuna risposta.
La principessa presa
dalla rabbia per non aver ottenuto nessuna risposta, iniziò ad urlare con voce
stridula, dicendo che lei era la futura regina e tutti, compreso il cavallo,
dovevano portarle rispetto. Egli si avvicinò e poggiò il suo corno sul capo
della ragazza, quando all’improvviso comparve un alone luminoso attorno alle
due figure che svanì non appena il cavallo si allontanò.
La ragazza cominciò a
diventare sempre più piccola finché non si ritrovò di fronte allo specchio
della sua stanza. Ma non vi era più traccia del cavallo alato, nè di prati
verdi e tantomeno di fiori, quel che era rimasto era solo il suo riflesso che
non mostrava più la bella ragazza che era bensì un’anziana dalle profonde
rughe. Quando capì che il riflesso era lei stessa, iniziò a piangere dalla
vergogna, sapendo che più nessuno avrebbe voluto stare al suo fianco.
La persona di cui
aveva più timore era la nonna, perché era vittima del suo giudizio. La nonna
non avrebbe mai accettato una nipote con le sembianze di una vecchia.
Come volevasi
dimostrare, quando la vecchia nonna scese nella sala centrale, dove era solita riposare,
la principessa cercò di spigare cosa fosse successo, ma ovviamente l’anziana
non potè credere alle sciocchezze che lei diceva. La nonna prese subito dei
provvedimenti chiamando le guardie reali e sbattendo fuori la povera ragazza
che disperata piangeva per non essere stata riconosciuta.
Si ritrovò quindi in
mezzo alla strada senza più un tetto dove ripararsi, iniziò a percorrere il
lungo viale alberato che costeggiava il castello e portava al paese, fin quando
quasi arrivata al centro trovò il primo negozio d’antiquariato, si soffermò ad
osservare il suo riflesso in lacrime rendendosi conto del mostro che era
diventata, solo che la sua vista offuscata venne attirata da uno specchio
all’interno della bottega che per qualche strana coincidenza era uguale a
quello della sua camera, presa dalla curiosità entrò di corsa e si avvio
spedita verso lo specchio, senza neanche salutare il proprietario che la fisso
scioccato dal modo in cui entrò. Quel che voleva fare la ragazza era
distruggere quello specchio che le avevo rovinato la vita, e così fece, butto a
terra lo specchio riducendo il vetro in tanti cocci taglienti che osservò, vide
però nuovamente quel cavallo in uno dei tanti cocci per terra.
Il cavallo sussurrò
delle parole che la ragazza non capì fin che non prese in mano il coccio e
sentì ‘’ sii gentile e verrai ripagata’’, allora la ragazza capi quel che
doveva fare. Guardò nel profondo il suo cuore e vide che non era di ghiaccio e
che anche lei era capace di fare del bene, se il problema non fosse che non le
era mai stato insegnato. Quel che sentiva era un scatto di positività, anche se
non sapeva come fare, poteva provarci imparando ad affrontare man mano le varie sfide.
Corse dal proprietario
che ancora la guardava confuso e gli
chiese qualcosa per raccogliere i cocci di vetro e ripulire il disastro che
aveva fatto. Dopo essersi scusata uscì e vide dei bambini giocare, quando uno
di loro però cadde la principessa corse da lui per chiedere come stesse e lui
sorrise dicendo di stare bene.
La ‘’vecchia’’ ragazza
capì che in fin dei conti non era così male aiutare la gente che ne aveva
bisogno e continuò a fare degli atti di benevolenza nei giorni successivi. Per
fortuna era riuscita ad entrare di nascosto nella sua camera del palazzo,
attraverso la finestra che lasciava sempre aperta per sentire di prima mattina
il cinguettio degli uccellini che era l’unico suono che riuscisse a calmarla
dai suoi scatti di cattiveria. Ogni sera si avvicinava allo specchio e si
specchiava sperando in una possibile comparsa del cavallo alato che non tardo a
venire.
Una sera era
totalmente sicura di rimanere vecchia a vita e di non poter mai e poi mai avere
un lieto fine, quindi si avvicino l’ultima volta allo specchio alzando la mano
raggrinzita verso il vetro. Non appena la poggiò venne spinta dentro ritrovandosi
di nuovo sul prato verde, si girò su sé stessa e comparve il cavallo alato
davanti a sé che la osservava con una luce di orgoglio negli occhi. Quel che
era successo alla ragazza non era altro che opera del cavallo, per farle capire
che non conta essere belli per sentirsi fieri di sè, ma anzi la bellezza si
trova nei gesti che per quando piccoli possono essere calorosi per molti.
Dopo tanti anni la
ragazza ormai ridiventata giovane dimostrò alla nonna che la cattiveria non
porta a nulla di buono ma solo a rimanere da soli. La principessa continuò a
scendere in paese ad aiutare chi ne aveva bisogno e questa volta non più da
sola ma con il suo principe affianco sperando in futuro di poter insegnare solo
del bene
Chiara 1Cs
C'era una volta un ragazzino di nome Franco.
Franco viveva in una bellissima casa che si trovava in un bosco.
Un giorno i genitori uscirono di casa lasciando Franco da solo, i genitori raccomandarono a Franco di non entrare nel bosco.
Dopo un po' di tempo Franco andò fuori casa a prendere un po' d'aria ma, in quel momento, vide una farfalla molto bella e colorata e così decise di inseguirla fin dentro il bosco, fin quando si accorse di essersi perso e quindi, preso dalla disperazione, iniziò a correre per trovare la via di casa, ma non trovò la sua abitazione.
Arrivò invece davanti a una casa piccola e molto carina, fatta di pietre e rami di castagno, Franco bussò alla porta e gli aprì un piccolo uomo alto più o meno come lui, che lo fece entrare.
Colui che aprì la porta a Franco era il famigerato “STREGONE SDENTATO” chiamato così per la mancanza dei suoi denti, perché si diceva che da piccolo avesse mangiato troppe caramelle.
Franco impaurito spiegò la situazione allo stregone ed egli gli disse che lo avrebbe potuto aiutare se fosse riuscito a superare tre sfide ma, se ne avesse sbagliata anche una sola, lo stregone lo avrebbe inghiottito in un solo boccone.
Franco, molto spaventato, accettò la sfida.
La prima sfida consisteva nell'uccidere un orco, Franco era disperato ma all'improvviso la farfalla di prima gli lanciò dal cielo l'ascia di argento che con un solo colpo uccideva chiunque. In quell'istante si sentì un urlo strano e molto forte, senza timore Franco afferrò l'ascia e uccise l'orco.
Nella seconda sfida Franco doveva dividere a metà la pietra leggendaria, chiamata così per la sua resistenza e durezza e anche in questa sfida Franco si trovò avvantaggiato sempre con la sua ascia di argento, così l'afferrò e spaccò la pietra creando un ondata di luce.
Infine l'ultima prova prevedeva una sfida tra Franco e lo stregone. Franco conosceva già i suoi poteri e sapeva di essere superiore a lui, ma questo era l'unico modo per tornare a casa.
Iniziò la sfida e Franco cominciò a dare il primo colpo di ascia allo stregone ma quest’ultimo creò uno scudo e l'ascia non lo colpì. Franco iniziò a tremare e lo stregone stava per lanciare la palla infuocata che lo avrebbe ucciso, in meno di un secondo, proprio in quell'istante si vide in cielo la farfalla che Franco voleva prendere e, all'improvviso, la farfalla scoppiò.
Piano piano lo stregone e il bosco in cui era Franco iniziarono a scomparire e il ragazzo svenne, dopo un bel po' di tempo si ritrovò nel suo letto con attorno i suoi familiari. Non si ricordò più niente di quello che era accaduto, ma i genitori gli raccontarono che lo avevano trovato addormentato davanti casa.
Da lì Franco ricordò tutto, soprattutto della farfalla che gli salvò la vita. Da quel momento Franco capì che non doveva mai più uscire da solo.