giovedì 29 gennaio 2026

Il Marchio della Luna

 


C’era una volta, in un villaggio in fondo alla foresta, un giovane coraggioso di nome Aris che viveva con la madre in una piccola casa di legno e sognava di vedere il mondo oltre la foresta. 

Un giorno, il sole non sorse: il cielo rimase scuro e il vento faceva solo paura. Gli anziani dissero che il mago cattivo Ombros aveva rubato la luce del sole per dominare il mondo nell’oscurità ma Aris sapeva che senza sole la gente del villaggio sarebbe morta prima o poi e quindi decise di partire per salvare il suo popolo. Salutò la madre e si incamminò verso la foresta oscura. 

Dopo ore di cammino, arrivò in una strana pianura, dove apparve una vecchia saggia avvolta in un mantello di stelle, dicendo: «Giovane Aris, solo chi porta il Marchio della Luna potrà spezzare l’incantesimo del maligno Ombros che tiene il mondo al buio ma, per ottenere questo Marchio, dovrai affrontare tre prove: una di coraggio, una di saggezza e una di abilità»; poi la vecchia saggia gli donò una pietra che brillava al buio e gli sussurrò: «Questa pietra ti guiderà nell’oscurità». 

La prima prova avvenne in una grotta dove un drago feroce lo attendeva nell’ombra: Aris tremò, ma usò la pietra per riflettere la luce delle lucciole della grotta e accecando il drago, lo colpì a morte. La seconda prova era un enigma inciso su una roccia, che Aris riuscì a risolvere illuminandolo con la pietra della vecchia saggia. Infine, per la terza prova di abilità, Aris liberò una piccola aquila intrappolata in una rete attorcigliata sulla cima di un albero altissimo. 

Dopo aver superato le tre prove, si rimise in cammino fino a quando trovò un lago argentato, su cui la luna si rifletté e un raggio lo colpì sul braccio, dove apparve un segno luminoso che era proprio il Marchio della Luna. Oltre il lago, si intravedeva il maestoso castello di Ombros come una montagna gigantesca contro il cielo oscuro.

Aris andò verso il ponte sospeso all’ingresso del castello, mentre sul suo braccio brillava il Marchio della Luna come un fuoco. Attraversò il portone del castello e cercò la sala del trono, dove trovò il mago seduto circondato da specchi bui. Ombros lo fissò con occhi rossi chiedendo rabbiosamente: «Chi osa disturbare il signore delle tenebre?». Aris, senza paura, rispose con voce ferma: «Io, Aris del villaggio in fondo alla foresta. Perché hai oscurato il cielo? Che cosa cerchi? Che cosa vuoi?» 

Il mago rise come un diavolo e disse: «Cerco il potere eterno! Il sole è mio prigioniero, e presto prenderò anche la luna. Nessuno può fermarmi!» Aris si avvicinò al trono mentre il marchio continuava a brillare di luce, urlando: «Ti sbagli, Ombros: il sole non appartiene a nessuno e la sua luce è di tutti. Restituiscila, o io farò giustizia!» Il mago si alzò minaccioso e anche lui gridò: «Giustizia? Io sono la giustizia e la legge! E tu sarai battuto!» A questo punto cominciò la battaglia: Ombros scagliò incantesimi terribili, ma Aris alzò il suo braccio verso la luna ed il marchio brillò con la potenza di mille soli, dissolvendo le tenebre con un lampo che spezzò tutti gli incantesimi maligni del mago. Dopo Ombros cadde in ginocchio, privato dei suoi poteri, mentre la luce del sole piano piano apparve dalle finestre. 

Aris tornò al villaggio vincitore e accolto come un eroe; l’aquila che aveva salvato lo seguì per tutta la vita e per questo da allora fu chiamato Aris delle Aquile. Morale: Chi affronta le prove con coraggio, saggezza e abilità, vince anche le ombre più oscure.

S.G. classe 1Cs

Il ladro di cuori


C’era una volta
un avido ladro di cuori che costringeva le sue vittime a mostrare il sentimento a loro più caro di cui lui si nutriva, l’amore. Appena coglieva la giusta occasione, non esitava a divorare spietatamente il cuore della sua amata, e così fece con un centinaio, anzi no, con un migliaio di donne che speravano solo di aver trovato il vero amore. Un giorno era un simpatico affascinante cavaliere, il giorno dopo un agile combattente dal cuore d’oro e in meno di un batter d’occhio era un sensibile giovane contadino alla ricerca della sua principessa. 

Un giorno il ladro di cuori si fece strada in una piccola e povera cittadina, nei panni di un giovane artista in cerca della sua musa e si imbatté in una bellissima fanciulla dal viso pallido, occhi azzurri come il mare è un sorriso così delicato e splendente che avrebbe fatto innamorare chiunque, tranne l’avido ladro di cuori. Il nome di questa bellissima fanciulla era Elizabeth e lavorava molto umilmente per poter mantenere la sua famiglia. Purtroppo anche lei cadde nelle grinfie del ladro di cuori, venendo divorata senza pietà. La notizia della scomparsa della giovane fanciulla si diffuse molto velocemente e in meno di due ore tutti sapevano della sua tragica morte, compresa Yeva, la sorella maggiore della povera ragazza, che appena venne a sapere di quella amara notizia cadde in un profondo pianto e dopo di esso in un profondo sonno, dove vide una tenera ragazzina molto simile ad Elizabeth che gli parlò con una voce calda e dolce, dicendole che per riempire quel grande buco che si era formato in lei doveva andare in una lontana cittadina e cercare la casa di Sebastian Duval. Al suo interno avrebbe trovato una bellissima donna che sarebbe stata la soluzione. Yeva si risvegliò dal sogno, non esitò a partire senza dire nulla a nessuno; uscì di casa, prese un bellissimo cavallo bianco e partì nel cuore della notte. Ci vollero diversi giorni per arrivare nella lontana cittadina. 

Quando arrivò sapeva già dove andare e si diresse verso la casa che stava cercando. Era una semplice abitazione in legno e sembrava disabitata da molti anni; trovò la porta aperta ed entrò : all’interno non c’era nessuno, a parte la mobiliatura semplice e molto rovinata dal tempo. Yeva iniziò a girare per la casa cercando la bellissima donna di cui aveva parlato la ragazzina nel sogno; controllò la piccola dimora e non trovando ancora nessuno decise di cercare nell’ultimo posto della casa, cioè la cantina. 

Scese le ripide scale e quando arrivò in fondo trovò la donna: era morta, ma ben tenuta; era pallida come la cera e coi capelli neri corti che le incorniciavano il viso, erano fermi e ordinati, come se qualcuno si fosse preso cura di lei, cosa che si poteva anche intuire dalle diverse ceste con spazzole e pettini. Yeva si avvicinò e si accorse che dentro il petto della donna c’era un piccolo cuore di cristallo, limpido e luminoso, di un color rosso sangue. Yeva stava per avvicinarsi e prendere il cuore, ma l’aria della cantina cambiò e si fece più densa e da un’ombra dietro di lei emerse il ladro di cuori. Il suo corpo era sottile e spezzato con una maschera di un limpido bianco. Il ladro di cuori avanzava strisciando e si mise davanti alla donna, dicendole che quel cuore non doveva essere toccato poiché era l’ultima cosa che gli restava. Yeva cercò di raggirarlo, ma il ladro di cuori le afferrò il braccio con uno dei suoi viscidi tentacoli, e da lì Yeva capì che la soluzione era quel piccolo cuore di cristallo: doveva distruggerlo. Il ladro di cuori la spinse violentemente e lei barcollò urtando le ceste ammucchiate contro il muro e cadde un pettine da una di esse. Yeva lo prese stringendolo. 

Quando il ladro di cuori sì avvicinò lei lo colpì e il pettine si conficcò nella maschera con un suono secco facendone cadere un pezzo a terra. Lui rapidamente si coprì il volto, e Yeva ne approfittò per avvicinarsi alla donna e rompere il cuore di cristallo in mille pezzi. Il ladro di cuori rimase immobile per un istante; mentre cominciava a sgretolarsi si tolse le mani dal volto e lentamente si avvicinò alla donna abbassandosi come se non riuscisse più a reggersi in piedi e con quello che gli restava delle sue mani cercò di prendere la mano della donna per restarle accanto per l’ultima volta. 

Quel cuore che aveva rotto raccontava una storia che sembrava d’amore, ma in verità era più simile a una tragedia. Tanto tempo fà c’era un uomo crudele, Sebastian, scaltro, avido che non aveva pietà di nessuno e non pensava altro che a se stesso, finchè un giorno incontrò lei, Mary, una dolcissima ragazza dal cuore d’oro, che anche nel marcio riusciva a vedere il buono, e per la prima volta il crudele Sebastian amò davvero. Ma quell’amore non durò molto perché la povera Mary si ammalò e purtroppo morì. Il dolore lo distrusse e Sebastian a sua volta si ammalò anche lui. Il dolore non lo uccise, ma lo trasformò in un orribile demone che per poter sopravvivere doveva nutrire di amore il suo piccolo cuore ormai rotto. 

Da quel momento nessuno sentì più parlare di Sebastian ma solo dell’avido ladro di cuori. Yeva lasciò la piccola dimora ancora scossa per ciò che era successo. Tornò al suo villaggio senza farsi riconoscere, per non dare spiegazioni della sua assenza, non voleva parlare con nessuno. Lei aveva trovato pace sapendo di aver infondo riparato anche quel cuore rotto di quel avido uomo.

O.D. classe 1Cs

venerdì 16 gennaio 2026

1999 Il tesoro nascosto

 


1999 IL TESORO NASCOSTO

C'era una volta un archeologo statunitense di nome David.

David era alla ricerca di un game boy color giallo del 1989, mentre volava con il suo veicolo David vide un pianeta sconosciuto.

Una volta atterrato parcheggiò il suo veicolo e si mise in cammino su quello che stava cercando.

Mentre camminava trovò una grotta e senza pensarci due volte ci entro dentro.

Ma attenzione nella grotta c'è un drago nero con una coda appuntita che dorme.

Mentre cercava il Game Boy Color, David lo trovò sotto la coda del drago. Lui tentò di prendere il Game Boy con un bastone lungo ma la consolle era ancora funzionante e emise un suono.

Il drago sentendo il suono si sveglio e urlò contro David e cercò di prenderlo. Fortunatamente David riuscì a scappare con il Game Boy in mano.

Il drago non riuscì a prenderlo perché era addormentato dal lontanissimo 1963.

La creatura parlò con Jack telepaticamente dicendogli di rubare a David il game boy.

Jack si trovava in un posto abbandonato ma accetto e si mise in alla ricerca di David

Mentre David stava raggiungendo la sua macchina volante vide Jack che la distrusse con l'ascia

Quel matto di Jack gli dice di dargli l'oggetto

Tra i due scoppia una rissa ma David spinge Jack che cade nella sua stessa ascia arrivandogli sul petto uccidendolo.

Dopo che Jack muore spunta un'ombra misteriosa, quest'ombra si prese il corpo di jack e se lo portò via.

L'ombra in realtà è la morte.

Il motivo per cui si sta portando Jack è perchè ha ucciso suo figlio.

La Morte ricompensa David riparandogli l'auto.

Una volta riparata l'auto David può tornare a casa.

FINE

A.C. classe 1Cs Sant'Agata Li Battiati

giovedì 15 gennaio 2026

LA VOCE CHE DOVEVA TACERE

 

LA VOCE CHE DOVEVA TACERE


C'era una volta, nelle profondità cristalline dell'oceano, una splendida sirena di nome Sirya.

Lei e la sua famiglia si erano trasferiti da poco a Sapphirea, la celebre città dei cristalli marini. Sin da subito diventarono molto conosciuti, soprattuto Sirya, per la sua voce incantevole. Alla principessa di Sapphirea, Medina, non stava affatto bene, quindi voleva annientarla a tutti i costi.

Entrambe frequentavano la scuola di canto più nota della città. Arrivò il giorno di sfoggiare il loro incredibile talento davanti a tutti i cittadini . Iniziarono ad esibirsi tutte le allieve. La quarta candidata era Medina. La canzone che stava cantando era del genere pop. Lei si trovava al centro e attorno tutte le sue ballerine. Appena finì continuarono le altre ragazze fino ad arrivare all'ultima, Sirya. Si posizionò in una perla enorme laterale, per dare spazio alle sue danzatrici. La canzone che portò, a differenza di quella della principessa, era romantica, elegante e delicata. Al termine dello spettacolo le allieve si sistemarono sul palco, tutte vicine fra loro. Alle tre finaliste regalavano una corona e una fascia con il loro nome. Solo alla fanciulla che arrivava al primo posto donavano una graziosa collana che aveva un particolare ciondolo decorato con un piccolo cristallo che conteneva un potere prezioso e raro. Il giudice ringraziò tutte le bellissime ragazze per aver partecipato ed elencò le tre vincitrici.

-"Al terzo posto la grandiosa Layla Sethclear, al secondo posto la mitica principessa Medina Coralys e al primo la preziosa Sirya Perlador!"

Tutti gli spettatori si congratularono e Sirya ricevette il potere del fuoco. Medina, invece, era furiosa, non era mai arrivata seconda.

Un giorno a Sirya arrivò una lettera da parte della famiglia reale in cui c'era scritto:

"Cara Sirya,

ci congratuliamo per

la tua vittoria.

Ti aspettiamo questa notte al castello

per festeggiare.

P.S. presentati da sola.

Sirya era felicissima, così, durante la notte uscì di casa senza avvisare nessuno. Quando arrivò il castello era buio e cupo. Ad un certo punto, dietro di lei comparve una figura incappucciata che la rapì e lei svenne. Quando si risvegliò, si ritrovò in una stanza completamente oscurata. Lei era legata con una corda che le copriva anche la bocca per non farla urlare. Davanti alla povera vittima era presente Medina con il ciondolo in mano.

-"Cara Sirya, ma quanto sei ingenua. Credevi davvero che ci sarebbe stata una festa, PER TE?!" Esclamò, squadrandola con un'aria invidiosa.

Sirya era agitata, ma poteva solamente osservare.

-"Vuoi questo, vero?" Chiese Medina sarcasticamente riferendosi all'amuleto.

-"Peccato che non potrai più averlo, adesso è di mia proprietà!" Esclamò ridendo.

La povera malcapitata scoppiò in un fiume di lacrime.

-"Dai non piangere, mi fai sentire in colpa così. Se proprio hai il desiderio di riaverlo devi rinunciare alla tua voce. A te la scelta."

Sirya serrò i pugni; non aveva mai sentito una cattiveria come quella.

-"Oh, dimenticavo, non puoi parlare. Pazienza, vuol dire che deciderò io per te. Dì addio alla tua nauseante voce." Disse sorridendo.

Sirya era disperata, voleva strillare, ma ovviamente, era impossibile.

Nel frattempo sua madre si svegliò. Sentiva che qualcosa non andava, così si recò nella stanza dei suoi figli per controllare se stessero bene. Quando entrò nella stanza di Sirya trovò l'invito della famiglia Coralys e capì che era tutto un'inganno perchè loro organizzavano feste accessibili a tutti e soprattutto di giorno. Si recò così al palazzo. Provò a bussare, con scarsi risultati. Si fece così un giro attorno al castello e trovò l'entrata della cantina. Scassinò, con tutta la forza che aveva, la porta ed entrò. Scoprì che sua figlia era legata nella parete e corse a slegarla. Sirya le raccontò tutto ed Elvira, sua madre, raggiunse di nascosto Medina che stava finendo di creare la pozione malefica, ma quando tornò in cantina ormai la ragazza non c'era più.

Sirya avvisò immediatamente le guardie e, a loro volta, le guardie avvisarono il re e la regina. Si recarono tutti dalla principessa, delusi per il suo comportamento, e la punirono.

Alla fine, restituirono a Sirya l'amuleto e festeggiarono, mentre Medina venne obbligata a svolgere i lavori servili, diventando così una serva.


I. S. classe 1As Sant'Agata Li Battiati

Il Vinland

 

Il Vinland

Nella terra fredda del nord, l'alba, ferma da mesi, illuminava la fattoria del ricco proprietario terriero Delling il corvo, un uomo che vedeva negli schiavi solo forza lavoro da consumare.

Steso sulla paglia Aksel dormiva dopo una giornata di duro lavoro da schiavo, il vento fischiava e il bestiame riposava. L'indomani sarebbe stato un grande giorno, finalmente sarebbe stato un uomo libero. Erano passati anni da quella libertà, aveva solo dodici anni e già combatteva, distruggeva villaggi, famiglie e, forse, quella era la sua punizione per gli orrori commessi. Ricordava ancora il dolore dello stampo caldo sulla sua pelle che affermava la schiavitù eterna, da quel giorno gli era stato vietato di essere libero, di prendere scelte, di guardare in faccia le persone sorridendo, era un sigillo di colpa eterna. 

Non era stato l'uomo a fargli quel sigillo, ma una donna, un'anziana strega, alta non più di un metro, indossava una lunga veste di seta che strisciava per terra e faceva paura solo a guardarla in faccia. 

Mancavano poche ore alla "mattina" e come ogni notte le sue urla svegliarono il suo compagno di letto, in quel momento un brutto sogno era nella sua mente, Aksel diceva che erano legati al sigillo e tutte le anime da lui uccise entravano nella sua mente la notte facendogli fare quei brutti sogni. Il forte vento svegliò Aksel. Si diresse al pozzo per lavarsi, tolse la maglia sporca e puzzolente, il corpo era rovinato, ricoperto di cicatrici, la barba lunga e dorata, gli dava vent'anni in più di quanti già ne avesse. 

Lentamente si diresse a casa del padrone, lontana pochi metri. Bussò tre volte alla porta. Il signore aprì la porta senza dire mezza parola, con un breve gesto gli indico il carro. Il birocciaio lo stava già aspettando seduto. Aksel si inchinò al padrone ringraziandolo ma, prima di andare, si diresse a salutare l'anziano Esben, un uomo che aveva conosciuto lì, che ancora credeva nelle storie e negli spiriti. 

Esben gli parlò di una terra oltre l'oceano, il Vinland, un luogo dove nessuno portava armi, dove le stagioni erano miti e dove non esisteva la schiavitù. Aksel ascoltava con speranza e desiderio. Era ormai solo, il padre era morto durante la guerra proprio davanti ai suoi occhi. Ricordava quel giorno come se fosse ieri. La nebbia era bassa, quando un urlo secco e veloce di un ordine rimbombò tra i fiordi, una ventina di arcieri colpirono la nave. Le frecce colpirono suo padre direttamente nell'addome, uccidendolo. 

La madre morì invece bruciata nel sonno, quando il re corvo con la sua flotta bruciò il suo villaggio. gli era rimasta solo sua moglie che aveva conosciuto in fattoria, una schiava del padrone. Lei, a differenza, sua non sarebbe mai stata libera. Non poteva lasciarla lì, la notte stessa sarebbe tornato a prenderla e sarebbero scappati con il carro. 

Quella notte Aksel aprì la finestra arrugginita della casa del padrone. All'interno il camino riscaldava la stanza. Nel buio due occhi azzurri brillavano illuminando il volto divino di sua moglie, bisbigliando Aksel la svegliò e uscirono fuori prendendo il carro. 

Il padrone si svegliò e corse nella stanza notando la fuga. Le guardie controllavano i confini ma Aksel scelse la strada per il bosco poco controllata, raggiungendo direttamente il porto. Aveva raggruppato un gruppo di schiavi che li avrebbero aiutati a uscire. Quattro norreni controllavano il confine ovest dei campi. Il carro con velocità ruppe la staccionata, una guardia provò a colpire il cavallo ma Arne, uno schiavo pescatore, si lanciò tra le guardie per distrarle morendo, liberandosi dalle crudeltà del mondo. 

Il carro si schiantò tra gli alberi e il cavallo scappò, l'aria era fredda, Aksel prese in braccio la moglie Astrid. Mancava poco al porto. Arrivati entrambi salirono nella nave, la nave ondeggiava, i raggi dell'alba illuminavano il mare creando un paesaggio incantevole. Finalmente erano a un passo dal Vinland, una terra dove poter crescere i propri figli senza le crudeltà del mondo, senza schiavitù, guerra, violenza. 

Per giorni furono sballottati dalle onde, Aksel guardava l'orizzonte, cercando un punto, un faro, una speranza, provando a immaginare quel luogo desiderato. Al sesto giorno accadde qualcosa. Il vento cessò. Le onde si calmarono. Il cielo divenne limpido. Davanti a loro apparve una terra verde, ma non somigliava a nessuna terra conosciuta. Non era come le coste del Nord. 

Quando la barca toccò la riva, il Marchio di Aksel sparì. Non bruciava. Non faceva male. Astrid si guardò le braccia, nessuna cicatrice. Nessun livido. La sua pelle era pulita come quella di un bambino. Aksel si toccò la schiena, la stanchezza era finita, poi guardò l’orizzonte. Ma qualcosa dentro di lui gli disse che quel luogo non aveva un nome, né confini. Non era una terra del Nord. Era un luogo oltre. Un luogo che esiste solo per chi ha sofferto troppo, per chi ha perso troppo, per chi porta cicatrici che il mondo non sa sostenere. 

Forse era un paradiso, o forse era la pace dopo la morte. Nessuno poteva dirlo. Ma una cosa era certa, per la prima volta Aksel non aveva paura. La guerra non li avrebbe più raggiunti, il dolore non li avrebbe più cercati. Il mondo li aveva perdonati. 

Aksel prese la mano di Astrid. 

Il vento era dolce e, in quel silenzio, capirono che qualsiasi cosa fosse quel luogo era finalmente casa.

N.L. classe 1As Sant'Agata Li battiati

Victor e il cespuglio fatato

 



Victor e il cespuglio fatato

 C’era una volta 

un grande e potente re con molti figli maschi, questi, quando compiuti vent’anni, venivano mandati in guerra dal padre per dimostrare il proprio valore e coraggio. In caso di vittoria, come sempre sembrava accadere, sarebbero potuti andare in viaggio e prendere posto in uno dei tanti regni del padre. 

Il figlio più piccolo, Victor, che sapeva sarebbe diventato re prima o dopo, aspettava con molta ansia il giorno in cui avrebbe potuto dimostrare il suo valore. Arrivato il grande giorno il re in persona andò dal figlio per svegliarlo e congratularsi: ”mio caro Victor, il momento è arrivato, va in battaglia, guadagnati il tuo regno!”. Presosi di coraggio Victor rispose: ”non vi deluderò”. 

Dopo vari saluti il giovane si trovò finalmente sul campo di battaglia, un grande bosco verde. Armato di daga iniziò a guardarsi intorno e camminare quando si trovò d’innanzi ad un albero dalla forma strana, sembrava un’animale, un Ibis, quel volatile dalle lunghe zampe, la sua osservazione fu interrotta da un fischio acuto, quasi il suono di una sciabola, infatti vide proprio quella e senza poter vedere chi la impugnasse corse, si rifugiò all’interno di una casetta di legno di medie dimensioni con delle piccole finestrelle, dalle quali poté vedere colui che lo inseguiva, un uomo con una maschera che rappresentava un Ibis a coprirgli il volto e poco più distanti dalla casa un grande cespuglio con delle spine enormi. 

Fu quando l’uomo passò oltre che Victor si soffermò sulla bellezza della casetta ben decorata, ma soprattutto vide una figura, una ragazza, non sembrava essere cattiva, aveva capelli biondi tenuti in alto da una corona di fiori e un vestito verde come i suoi occhi. ”Chi sei?” chiese lei, il giovane rispose “Victor, il principe del castello qui vicino, oggi affronterò una prova importante per me, tu invece chi sei?” ella disse poi “ la fata del popolo”. I due si scambiarono alcuni sguardi di intesa, quando si vide passare nuovamente l’uomo e Victor chiese perché la fata non potesse scappare da questo pericolo ed ella rispose di essere prigioniera e obbligata a mandare tra le spine magiche chiunque l’uomo chiedesse. 

Il ragazzo poi salutò la fata uscendo dalla casa, ritrovò l’uomo e i due ebbero un combattimento, quando Victor si trovò al limite delle forze e l’uomo era sul punto di sconfiggerlo arrivò la fata per aiutare il povero ragazzo che, ritrovate le forze, riuscì a levare la maschera all’uomo rivelando il volto del padre, scioccato il ragazzo chiese spiegazioni. ”Perché tentate di uccidermi padre? La guerra da affrontare per dimostrare il proprio valore è sempre stata una farsa?” chiese sconvolto, mentre il padre privo di sentimenti disse : “certo che lo è sempre stata non c’è nessun altro regno ad aspettarti, il tuo sacrificio è necessario come lo è stato quello dei tuoi fratelli prima di te!” e senza dare spiegazioni il padre tentò la fuga ma prima che fosse troppo tardi Victor l’afferrò scioccato e frustrato, insieme alla fata lo mandarono nelle spine magiche dove non si seppe più nulla di lui. 

Victor diventò il nuovo re del regno e sposò la fata che lo aveva aiutato e della quale si era innamorato e vissero tutti felici e contenti.

 L.L.V. classe 1Cs di Sant'Agata Li Battiati

venerdì 21 marzo 2025

Arroganza e pusillanimità

 



Ancora costumi per i nostri sposi promessi, emblematicamente divisi da don Rodrigo e don Abbondio.

L'uno esempio di arroganza, l'altro esempio di codardia.



giovedì 13 marzo 2025

I costumi dello sposalizio mancato

 


Il matrimonio "non si ha da fare" ma gli abiti erano già pronti.... noi immaginiamo che potessero essere così.




Insieme ai nostri sposi promessi troviamo la malinconica Gertrude, monacata a forza dalla famiglia. Triste emblema di ciò che la società può fare ad una donna, allora come, purtroppo, anche oggi.

Tra coraggio e codardia

 

Continuiamo la nostra carrellata di costumi, inserendo accanto a Renzo e Lucia don Abbondio e la sua governante Perpetua. 

Il nostro curato era un uomo codardo, pigro e schivo, che si sottrae alle difficoltà e agli ostacoli che incontra, a causa della sua codardia i nostri promessi dovranno affrontare molte disavventure.


Perpetua è una brava donna , resa un po' acida dalla sua condizione di nubilato....


a cura di P.A. e di T.A.M. della classe 2As

I due protagonisti

 

Non si può parlare di Renzo senza Lucia o di lucia senza Renzo.... qui abbiamo cercato di progettare i loro abiti ispirandoci alle pagine del romanzo.


Renzo, lucia e.... il famigerato Don Rodrigo, artefice delle loro disgrazie e tribolazioni.


a cura di M.N. e di P.A. della classe 2As