C’era una volta, in un villaggio in fondo alla foresta, un giovane coraggioso di nome Aris che viveva con la madre in una piccola casa di legno e sognava di vedere il mondo oltre la foresta.
Un giorno, il sole non sorse: il cielo rimase scuro e il vento faceva solo paura. Gli anziani dissero che il mago cattivo Ombros aveva rubato la luce del sole per dominare il mondo nell’oscurità ma Aris sapeva che senza sole la gente del villaggio sarebbe morta prima o poi e quindi decise di partire per salvare il suo popolo. Salutò la madre e si incamminò verso la foresta oscura.
Dopo ore di cammino, arrivò in una strana pianura, dove apparve una vecchia saggia avvolta in un mantello di stelle, dicendo: «Giovane Aris, solo chi porta il Marchio della Luna potrà spezzare l’incantesimo del maligno Ombros che tiene il mondo al buio ma, per ottenere questo Marchio, dovrai affrontare tre prove: una di coraggio, una di saggezza e una di abilità»; poi la vecchia saggia gli donò una pietra che brillava al buio e gli sussurrò: «Questa pietra ti guiderà nell’oscurità».
La prima prova avvenne in una grotta dove un drago feroce lo attendeva nell’ombra: Aris tremò, ma usò la pietra per riflettere la luce delle lucciole della grotta e accecando il drago, lo colpì a morte. La seconda prova era un enigma inciso su una roccia, che Aris riuscì a risolvere illuminandolo con la pietra della vecchia saggia. Infine, per la terza prova di abilità, Aris liberò una piccola aquila intrappolata in una rete attorcigliata sulla cima di un albero altissimo.
Dopo aver superato le tre prove, si rimise in cammino fino a quando trovò un lago argentato, su cui la luna si rifletté e un raggio lo colpì sul braccio, dove apparve un segno luminoso che era proprio il Marchio della Luna. Oltre il lago, si intravedeva il maestoso castello di Ombros come una montagna gigantesca contro il cielo oscuro.
Aris andò verso il ponte sospeso all’ingresso del castello, mentre sul suo braccio brillava il Marchio della Luna come un fuoco. Attraversò il portone del castello e cercò la sala del trono, dove trovò il mago seduto circondato da specchi bui. Ombros lo fissò con occhi rossi chiedendo rabbiosamente: «Chi osa disturbare il signore delle tenebre?». Aris, senza paura, rispose con voce ferma: «Io, Aris del villaggio in fondo alla foresta. Perché hai oscurato il cielo? Che cosa cerchi? Che cosa vuoi?»
Il mago rise come un diavolo e disse: «Cerco il potere eterno! Il sole è mio prigioniero, e presto prenderò anche la luna. Nessuno può fermarmi!» Aris si avvicinò al trono mentre il marchio continuava a brillare di luce, urlando: «Ti sbagli, Ombros: il sole non appartiene a nessuno e la sua luce è di tutti. Restituiscila, o io farò giustizia!» Il mago si alzò minaccioso e anche lui gridò: «Giustizia? Io sono la giustizia e la legge! E tu sarai battuto!» A questo punto cominciò la battaglia: Ombros scagliò incantesimi terribili, ma Aris alzò il suo braccio verso la luna ed il marchio brillò con la potenza di mille soli, dissolvendo le tenebre con un lampo che spezzò tutti gli incantesimi maligni del mago. Dopo Ombros cadde in ginocchio, privato dei suoi poteri, mentre la luce del sole piano piano apparve dalle finestre.
Aris tornò al villaggio vincitore e accolto come un eroe; l’aquila che aveva salvato lo seguì per tutta la vita e per questo da allora fu chiamato Aris delle Aquile. Morale: Chi affronta le prove con coraggio, saggezza e abilità, vince anche le ombre più oscure.
S.G. classe 1Cs













