giovedì 13 marzo 2025

I due protagonisti

 

Non si può parlare di Renzo senza Lucia o di lucia senza Renzo.... qui abbiamo cercato di progettare i loro abiti ispirandoci alle pagine del romanzo.


Renzo, lucia e.... il famigerato Don Rodrigo, artefice delle loro disgrazie e tribolazioni.


a cura di M.N. e di P.A. della classe 2As

giovedì 6 marzo 2025

Primi bozzetti

 

Lucia " portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch'esse, a ricami" 

da "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni


Con Lucia abbiamo Gertrude, la monaca di Monza, ed il famigerato Egidio suo amante. 

Gertrude era una donna di grande bellezza, ma di una bellezza sbattuta e sfiorita, segno di una vita segnata dalle oppressioni familiari e di una giovinezza negata. Desiderosa di amore, un amore che le era stato negato e che aveva trovato seguendo però una strada peccaminosa. 


 





 a cura di R.C.L. e di M.B. classe 2As

lunedì 3 febbraio 2025

Quando le arti figurative incontrano la Letteratura - I promessi Sposi


Come penso si sia capito, il nostro blog è realizzato da alunni del Liceo artistico  "Emilio Greco", sede di Sant'Agata Li Battiati, e i nostri ragazzi adorano disegnare ed illustrare.

La classe seconda sta leggendo "Il" romanzo per eccellenza della letteratura italiana, I promessi Sposi di Alessandro Manzoni e dunque è partita la voglia di interpretare graficamente il carattere dei personaggi, provando a realizzare dei costumi per i personaggi principali.

A breve i lavori realizzati.

La Spada delle Stelle e il Re della Nebbia

C’era una volta, in un villaggio nascosto tra alte montagne e fitte foreste, un giovane contadino di nome Arlen. Arlen era conosciuto per il suo cuore gentile e il suo coraggio, ma anche per la sua curiosità, che lo portava spesso ad esplorare i luoghi più remoti del regno.

Una sera, mentre raccoglieva legna nel bosco, un anziano lo chiamò ,Aveva un mantello  e occhi che brillavano come se contenessero secoli di saggezza.

“Arlen,” disse l’uomo, “sei tu il prescelto . Un grande male si sta diffondendo nella tua terra: il Re della Nebbia.  vive in un castello oscuro oltre il confine del mondo, da cui invia i suoi servitori per distruggere i raccolti e seminare terrore. Solo tu puoi fermarlo.”

Il giovane era impressionato; “Ma io non sono un guerriero,” disse .

“Lo diventerai,” rispose il vecchio. Con un gesto della mano, estrasse una spada scintillante dal nulla. Era leggera come una piuma, ma emanava una luce potente, come un frammento di stella.

“Questa è la Spada delle Stelle,” spiegò il vecchio. “È l’unica arma che può ferire il Re della Nebbia. Ma ricorda: non basta la forza del braccio per usarla. Devi avere fede in te stesso e nelle tue capacità.”

Arlen accettò la spada, consapevole che non poteva fuggire dal suo destino. Dopo aver salutato la sua famiglia e il villaggio, partì verso il confine

Il viaggio fu lungo e pieno di insidie: dovette attraversare paludi velenose, affrontare lupi spettrali e superare la tentazione di tornare indietro. Quando finalmente raggiunse il castello, il cielo era coperto da una susseguirsi di nubi nere, e la terra era morta sotto i suoi piedi.

Il Re della Nebbia lo attendeva nella sala del trono, un’ombra enorme con occhi rossi e un manto fatto di fumo. La sua voce era profonda e rimbombante.

“Un semplice contadino osa sfidarmi? Non hai speranze, ragazzo!”

Ma Arlen alzò la Spada delle Stelle. “Non sono qui per me. Sono qui per il mio popolo. I tuoi giochetti da malvagio finiranno oggi!”

La battaglia fu feroce. Il Re della Nebbia si dissolveva e si ricomponeva continuamente, rendendo quasi impossibile colpirlo. Arlen lo attaccò più volte, ma ogni colpo sembrava passare attraverso l’ombra.

Ogni volta che cadeva, il giovane ricordava le parole del vecchio: “devi avere fede.”

Chiuse gli occhi e si concentrò, lasciando che la luce della spada rispecchiasse con la purezza del suo cuore. Quando riaprì gli occhi, vide il Re della Nebbia chiaramente per la prima volta: non era altro che paura e odio, una creatura fragile sotto il suo aspetto minaccioso.

Con un ultimo salto, Arlen colpì al cuore la creatura. La Spada delle Stelle brillò come mille soli, e il Re della Nebbia si dissolse in un urlo straziante.

Dal corpo svanito del Re della Nebbia, una sfera di luce si alzò. Era il suo potere, un’antica energia che ora fluttuava verso Arlen. Il giovane, accettò quel dono, sapendo che avrebbe potuto usarlo per il bene.

Tornato al villaggio, usò il potere per purificare i campi, far crescere i raccolti e scacciare ogni ombra rimasta nel regno. Diventò non solo un eroe, ma anche un re saggio e generoso.

E così, grazie al suo coraggio e alla sua fede, il regno visse in pace per molti anni. E il nome di Arlen, il contadino che sconfisse il Re della Nebbia, venne cantato in tutte le terre come simbolo di speranza.

 classe 1Cs alunno B.L.

L’EREDITA’ NASCOSTA

Eryon e Lara vivevano in una casa di campagna lontana dalla città. La loro famiglia era molto unita, abituata a passare i giorni insieme, e a raccontarsi storie la sera, finita la giornata. Il papà di Eryon e Lara, Silco, era un uomo molto forte e rassicurante, sempre pronto a risolvere qualsiasi problema; La mamma, Elysia, era dolce e premurosa. Era una famiglia che sapeva ridere sempre , ma che in qualche modo aveva sempre vissuto una vita tranquilla e serena. Tuttavia, una mattina di primavera, qualcosa sembrava cambiato; Il papà di Eryon, stava per partire; ma non era una partenza come le altre, non era una semplice gita di lavoro di un paio di giorni, ma una missione lunga, forse anche per mesi. Lui partiva spesso per lavoro ma questa volta era diverso, la sua voce era più cupa e gli occhi più preoccupati del solito. La moglie cercava di nascondere l’ansia in tutti i modi, ma Eryon se ne accorse subito a cause delle sue mani che tremavano e per il suo sorriso appena accennato. ”Non ti preoccupare mamma” disse Eryon “papà tornerà presto”. Il padre che non era ancora partito,si abbassò e diede un bacio sulla fronte a Eryon “lo prometto”disse, anche se non sembrava per niente convincente , poi si girò verso Lara e fece altrettanto, ormai nella casa non c’era più l’energia di sempre. Quando Silco salì in macchina, diede l’ultimo saluto: “Eryon, Lara ormai siete grandi, e dovete essere forti. E mi raccomando non dimenticatevi mai di prendervi cura della mamma”. Poi guardò Elysia e disse “ti scriverò ogni settimana, ti amo”. In quel momento ci fu un silenzio assordante.

Quando tutti rientrarono in casa, questa, sembrava più vuota. La sera, dopo cena, Eryon si rifugiò in soffitta, un posto che amava esplorare de piccolo e dove si sentiva al sicuro. Era un luogo pieno di ricordi, vecchi giocattoli e scatoloni pieni di cose dimenticate; Ad un certo punto, però,in un angolo polveroso, Eryon, trovò una scatola di legno che non aveva mai visto; Era piccola, aveva il coperchio intagliato da strani simboli, sembrava antica, però non c’era polvere come gli altri oggetti, infatti sembrava essere stata messa lì da poco. Eryon la prese, e incuriosito la aprì; dentro trovò una lettera scritta dal padre, riconobbe subito la sua calligrafia, anche se non era la solita con cui scriveva solitamente. Eryon la lesse attentamente cercando di capire il significato di quelle parole scritte in fretta, come se il padre avesse avuto poco tempo per scrivere quella lettera. La lettera parlava di un segreto, di un pericolo che minaccia la sua famiglia e che solo un oggetto misterioso può fermarlo. Eryon ripensando alle parole del padre che disse prima di partire, capì che parlava proprio della scatola; Nella lettera infatti il padre chiedeva a Eryon di ritrovare quell’oggetto per proteggere la sua famiglia, poiché lui non può tornare subito. Eryon sentendosi pronto a prendere in mano la situazione, decide di agire da solo. Studiando la lettera, Eryon decifra un indizio che lo porta ad un vecchio edificio, dove trova lo scrigno dorato, descritto nella lettera, così Eryon lo prese in mano e si sentì come se avesse compiuto la missione che gli aveva dato il padre. Lui sa bene che il pericolo non è ancora scomparso del tutto, ma ora è pronto ad affrontare ciò che verrà dopo.

 classe 1Cs alunna G.B.

Le fantastiche avventure di Vincent


C’era una volta, in un regno lontano, una giovane artista di nome Abby. Lei era nota in tutto il paese

per le sue magnifiche tele, dipinte con colori vivi e magici. Si diceva che chiunque guardasse i suoi

quadri potesse sentirsi trasportato in un mondo di sogni. Un giorno, un uomo di nome Victor, uno

stregone molto crudele, giunse nella città di Abby. Era un collezionista di ricchezze altrui, non per

apprezzarle, ma per puro desiderio di possesso e togliere felicità agli altri.

Quando vide le opere di Abby le desideró con tutto il cuore.

Victor, con la magia, si finse un uomo ricco e importante e propose ad Abby di dipingere un’opera

esclusivamente per lui. Lusingata, Abby accettò e seguì Victor nel suo castello ma, una volta lì,

Victor mostrò il suo vero volto, la imprigionò e si impossessò di tutte le sue opere.

Nel villaggio, tutti erano disperati per la scomparsa di Abby ma nessuno osava affrontare Victor,

tranne Vincent, un giovane maghetto che aveva molto potenziale ma aveva da poco scoperto di

possedere questo potere, e che ammirava Abby segretamente. Armato solo della sua poca magia e

del suo coraggio, Vincent decise di iniziare la missione per salvarla.

Vincent appena arrivò al palazzo riconobbe nel buio la figura di uno stregone, che si presentó con il

nome di Victor e che gli disse: “se vuoi salvare la giovane pittrice dovrai affrontare tre prove”, la

prima consisteva nel costruire una piccola struttura con solo due rami per poi scavalcare un muro

alto che portava alla seconda sfida, fare un appoggio con solo due rami era impossibile quindi

Vincent con molta agilità ed un leggero aiuto della sua magia intreccio i rami e li fece irrobustire e

riuscì dunque a superare la prima prova con astuzia.

Arrivato dall’altra parte Vincent trovò un enorme drago evocato da Victor per proteggersi. Invece di

combatterlo, Vincent si incamminò con coraggio verso la porta ipnotizzando il drago cantando una

melodia. Infine, Vincent si trovò di fronte a Victor che lo sfidò a risolvere un enigma e gli disse:

“Se vuoi liberare Abby, risolvi questo enigma. Sono presente al mattino, ma scompaio al tramonto.

Non puoi trattenermi, ma posso darti forza, Chi sono?” Vincent pensò per un momento e poi rispose

con intelligenza e sicurezza: “La luce del sole.”

Victor, furioso, non accettò la sconfitta e gli lanciò subito un incantesimo ma Vincent lo schivó e

rispose con un incantesimo così potente da stordirlo e levargli i poteri. Vincent e Abby tornarono

trionfanti al villaggio, accolti da applausi e felicità. Da quel giorno, Abby e Vincent diventarono le

persone più importanti del villaggio e tutti hanno imparato che occorre cercare sempre uno spiraglio di 

luce in mezzo al buio, dunque di non perdere mai le speranze.

classe 1Cs alunno F.L.

lunedì 27 gennaio 2025

L'amore infranto

 Nel cuore di un villaggio nascosto, Elena e Tomaso erano innamorati come nessun altro. Si capivano con uno sguardo, si facevano promesse sotto il cielo stellato, e nessuno poteva immaginare che qualcosa avrebbe potuto separarli. Ma c’era qualcuno che li osservava, un uomo strano e inquietante chiamato Malvagio. Aveva la pelle grigia, come una pietra, e gli occhi gialli che brillavano in modo terribile. Da tempo desiderava distruggere il loro amore, e una notte decise di agire.


Con un potere oscuro, Malvagio fece arrivare una nebbia spessa e un
’oscurità che avvolse la foresta. Le radici degli alberi crescevano velocemente, intrecciandosi tra loro e creando una barriera che nessuno poteva attraversare. Elena si svegliò in una stanza che sembrava strana, come se l’aria fosse pesante e la sua casa fosse diventata una prigione. Tomaso, invece, camminava senza sapere dove andare, come se qualcuno lo spingesse verso il bosco. La sua mente era confusa, come se qualcosa di oscuro avesse preso il controllo di lui.

Quando finalmente si incontrarono, non si riconobbero più. Tomaso aveva il volto spaventato e la pelle fredda, come una statua di pietra. "Non posso amarti piu ", disse, e le sue parole sembravano non venire da lui, ma da una forza malvagia che lo controllava. Elena cercò di avvicinarsi, ma una forza invisibile li separava, come se fossere in due mondi diversi.

Malvagio, nascosto tra le ombre, guardava divertito. Aveva ottenuto ciò che voleva: li aveva separati per sempre. Elena e Tomaso erano ora prigionieri nel "Bosco dell’Amore Infranto", dove le loro anime vagavano senza pace, incapaci di ritrovarsi. E la risata di Malvagio riempì l'aria, mentre il loro amore, ormai distrutto, si perdeva nel buio.

classe 1Cs P.R.

una fiaba "alternativa"...

La gemma del destino


In un regno non molto lontano governato da un re, il re Filippo ormai anziano, abitava Poldo, un giovane valoroso dal cuore d’oro, che fu scelto dal sovrano in persona per salvare il regno.

Infatti da anni circolava una profezia, che era stata letta dalla vecchia del villaggio, che narrava che al momento della morte del re l’intero regno sarebbe caduto in rovina e distrutto dai villaggi nemici e che l’unica cosa che poteva far in modo che ciò non accadesse era trovare una gemma che avrebbe messo finalmente pace alle rivalità tra popoli. 

Quindi il giovane Poldo, secondo il volere del re, si incamminò solo con la sua spada e l’ignoto davanti  verso la lontana foresta oscura che a quel  tempo era da tutti temuta, perché chiunque partiva verso quella destinazione non faceva più ritorno. 

Appena arrivato al cospetto della foresta oscura entro e tutto diventò diverso a tal punto che era come se la felicità che prima Poldo provava si era prosciugata ma, nonostante ciò, entro comunque. Dopo qualche ora di cammino il giovane iniziò a sentirsi osservato fin quando una strana creatura si fiondò davanti a lui con le intenzioni di attaccarlo e aggiungerlo alla sua collezione di prede quindi Poldo poté solo estrarre la sua spada e combattere ma la creatura ridendo gli disse “ tu ingenuo giovane, come pensi di potermi battere con una misera spada?” ma lui non rispose ma disse solo” per il re Filippo”. 

Sentendo quelle parole la creatura si ritirò in quanto era stato il re in persona a metterlo come guardia della gemma in modo tale che solo chi era degno di prenderla ne sarebbe venuto in possesso e da li in poi il ragazzo continuò per la sua strada senza intoppi fino al momento in cui la gemma era davanti a lui, ma facendo l’ultimo passo per raggiungerla, rischiò di cadere in un burrone, quindi grazie alle sue abilità da spadaccino, tagliò dei rami, creò un ponte e raggiunse la gemma.

Tornato al suo villaggio, per ringraziamento, il re gli diede in sposa la figlia e, dopo il re Filippo,  Poldo diventò uno dei sovrani più amati del regno.

classe 1Cs P.E.

La casa dei gatti neri

C’era una volta un villaggio che viveva nel terrore di una vecchia casa in rovina nel bosco. La chiamavano la casa dei gatti neri, perché ogni notte, decine di gatti dagli occhi gialli si radunavano lì, scomparendo all’alba.

Si diceva che chiunque entrasse in quella casa non ne uscisse più, e che il sangue venisse usato per nutrire i gatti. Quando il fratello di Elias scomparve, tutti lo pensarono morto. Ma Elias, un giovane molto coraggioso, non accettò quella fine, si armò di un coltello e di una lanterna e si diresse verso la casa dei gatti neri, inconsapevole del fatto che in quei giorni i gatti lo avessero osservato e raccolto informazioni su di lui. 

Appena Elias varcò la soglia della casa, il pavimento sembrò scricchiolare come ossa sotto i suoi passi. I gatti lo osservarono dall’oscurità con occhi che brillavano come fiamme. Quando raggiunse la sala principale, una figura si rivelò: una donna pallida, con lunghi capelli neri e mani macchiate di sangue secco. Era la padrona dei gatti. “Elias”, disse lei, con un sorriso inquietante. “Sapevo che saresti venuto, ho tuo fratello ma, per riaverlo, devi mostrartene degno. Tre prove, e sarà tuo. Fallisci, e il tuo sangue scorrerà nelle ciotole dei miei gatti”. 

La prima prova fu semplice, ma crudele. La padrona gli porse un gatto nero e un coltello. “Uccidilo” ordinò. Elias fissò l’animale, che lo guardava con occhi pieni di qualcosa come se implorasse pietà.

Scelse di rifiutare. La padrona rise, mostrando denti appuntiti. “Bene, ma ora il tuo stesso sangue pagherà il prezzo”. Con uno schiocco di dita, Elias sentì un taglio comparirgli sulla mano, da cui il sangue comincio a colare. 

La seconda prova fu nella stanza successiva dove il pavimento era ricoperto di pozzanghere scure e viscide. “Trova il cuore di tuo fratello” disse la padrona. “E’ nascosto tra questi cuori che ho raccolto”. Elias, con il fiato corto, si inginocchiò e cercò con le mani. Alla fine trovò un cuore che batteva ancora, avvolto in un tessuto. Lo alzò e gridò “E’ questo!” La padrona sorrise “Forse si, forse no”. 

Nell’ultima prova Elias fu condotto in una stanza vuota, con il fratello privo di sensi disteso al centro. “Per salvarlo lascia qui il tuo sangue” disse la padrona avvicinandogli un calice d’argento magico. “Sei disposto a morire per salvarlo?” Elias non esitò prese il coltello e si tagliò il palmo, lasciando cadere le gocce di sangue nel calice ma, invece di riempirlo, il sangue si trasformò in fumo e volò verso i gatti, che cominciarono a miagolare disperatamente e senza sosta. Il sacrificio di Elias aveva spezzato la maledizione. 

I gatti si sciolsero in pozzanghere di sangue e la padrona emise un urlo straziante prima di dissolversi in un vortice di ombre. Il fratello di Elias si svegliò, confuso ma vivo. Elias lo riportò al villaggio, con il viso pallido e il corpo pieno di ferite. 

Da quel giorno, nessuno più scomparve, e la casa dei gatti neri crollò in polvere. Ma Elias, ogni tanto, sentiva ancora degli occhi osservare dall’oscurità, come se i gatti lo stessero aspettando.

classe 1Cs R.Y.

N.B. il racconto, molto bello a parer mio, ci aiuta ad introdurre il genere della narrativa horror in perfetto stile da Edgar Allan Poe

martedì 21 gennaio 2025

La principessa dal cuore impavido

 


C'era una volta, in un regno lontano, una principessa di nome Isha dal cuore puro e d'una bellezza inestimabile, con i suoi occhi ambrati incantava ogni anima, anche quelle più oscure. Purtroppo il suo reame era caduto in una grande disgrazia, al confine con le mura si innalzata una grande barriera che impediva l'entrata e l'uscita dal regno. 

La giovane, stufa di questa situazione, scese nelle segrete più profonde del suo castello, dove si trovava una vecchia e antica libreria dei suoi antenati. Cerco in ogni libro un possibile incantesimo ma non trovò nulla, l'unica parte della libreria che non aveva controllato era quella dei libri proibiti, erano cinque libri scritti in una lingua particolare e difficile da decifrare. 

Un po' incerta cominciò a sfogliare ogni libro, arrivata al quarto trovò una pergamena, la guardò e trovò scritti degli appunti che la decifravano, gli appunti parlavano di un incantesimo di annullamento verso maleficio o incantesimi stessi di protezione, di barriere o di scudi. 

La principessa capì che era la pergamena giusta e corse a finire di decifrarla. Purtroppo per lei, lo stregone che aveva lanciato il maleficio, Remus, la teneva d'occhio per impedire che lei distruggesse la barriera. Si accorse che lei stava lavorando con una pergamena e, sospettoso, decise di ingannarla per rubargliela.

Si trasformò in un giovane affascinante dai capelli rossi, la incontrò in uno dei giardini situati nel regno. "Principessa" -le disse Remus- "ho sentito parlare della sua pergamena, se vuole posso aiutarla a finire di decifrarla, sarebbe un grande onore per me poterle essere d'aiuto". 

Isha lo guardò, all'inizio un po' incerta, ma decise di fidarsi, accettò l'aiuto dello stregone e gli porse la pergamena, lui l'afferrò velocemente e ne lesse il contenuto, i suoi sospetti erano veri lei stava cercando un modo per salvare il suo regno. Guardò la  giovane e le sorrise "Cara vorrei portare la pergamena con me solo per qualche ora, la riporterò entro il tramonto, sembra molto complicata e vorrei lavorarci bene" .

Isha annuì e lo stregone scomparve. La principessa aspettò fino al tramonto ma del falso giovane non c'era traccia, capì di essere stata ingannata dallo stregone stesso, arrabbiata lo cercò ai confini del regno, al limite con la barriera, ma di lui non c'era traccia. Remus si era nascosto nel castello di Isha, sapeva che lei non l'avrebbe cercato lì e che molto probabilmente si sarebbe persa nel bosco quindi , ancora sotto forma di giovane, si annunciò al popolo come aiutante e deroe: "Regno, sono qui per dirvi che putrroppo la vostra principessa non è sopravvissuta ad un attacco da parte dello stregone, ma io sono riuscito a prendere la pergamena e a finire il compito che aveva cominciato la vostra futura regina". 

Il popolo lo riconobbe subito come nuovo e legittimo re del reame. La principessa Isha, mentre cercava lo stregone,rimase bloccata nel bosco, disperata per il suo fallimento si arrese, ma una fata che passava lì vicino la sentì e le chiese cosa succedesse. Isha la guardò in lacrime e le raccontò la sventura che le era accaduta, la fata addolorata le donò un amuleto dell'invisibilità per aiutarla  a prendere la pergamena e a nascondersi dallo stregone, ma doveva riportarlo entro il tramonto. 

Lei colse subito l'occasione e corse nel regno a prendere la pergamena. Arrivata al castello notò subito un cambiamento, c'erano molte più guardie del previsto, ciò le face intuire che c'era un nuovo sovrano e  che era lo stregone.  Non poteva rischiare di essere vista, quindi indossò l'amuleto e silenziosamente riprese la pergamena senza grossi problemi, notò subito che lo stregone aveva finito di decifrarla, soddisfatta uscì velocemente dal castello nascondendosi nelle campagne poco abitate.

Remus si accorse subito del tranello della principessa e infuriato mandò delle guardie a cercarla in tutto il reame. Nel frattempo Isha aveva restituito l'amuleto alla fata, ringraziandola, per poi correre verso il regno per raccontare la verità al popolo. Quando arrivò alla piazza centrale, il popolo rimase scioccato nel vedere la principessa viva e con la pergamena. Lei raccontò la verità, svelando l'inganno dello stregone, loro le credettero e aprirono gli occhi. 

Isha finalmente recitò l'incantesimo liberando il regno dalla maledizione che incombeva su di loro da molto tempo, per evitare altri malefici esiliò Remus, che non poteva far più niente per fermare Isha, ormai aveva perso e ne era consapevole, accettò il suo destino e si allontanò a vita dal regno. La principessa divenne  presto regina grazie al suo coraggio e fu un simbolo di eroismo per tutti, dimostrando che un cuore puro come il suo può affrontare il male e  vincere anche se la verità è nascosta da un inganno.

classe 1Cs alunna O.G.