Nella terra fredda del nord, l'alba, ferma da mesi, illuminava la fattoria del ricco proprietario terriero Delling il
corvo, un uomo che vedeva negli schiavi solo forza lavoro da consumare.
Steso sulla paglia Aksel dormiva dopo
una giornata di duro lavoro da schiavo, il vento fischiava e il bestiame riposava. L'indomani sarebbe stato un
grande giorno, finalmente sarebbe stato un uomo libero. Erano passati anni da quella libertà, aveva solo dodici
anni e già combatteva, distruggeva villaggi, famiglie e, forse, quella era la sua punizione per gli orrori commessi.
Ricordava ancora il dolore dello stampo caldo sulla sua pelle che affermava la schiavitù eterna, da quel giorno
gli era stato vietato di essere libero, di prendere scelte, di guardare in faccia le persone sorridendo, era un
sigillo di colpa eterna.
Non era stato l'uomo a fargli quel sigillo, ma una donna, un'anziana strega, alta non più
di un metro, indossava una lunga veste di seta che strisciava per terra e faceva paura solo a guardarla in faccia.
Mancavano poche ore alla "mattina" e come ogni notte le sue urla svegliarono il suo compagno di letto, in quel
momento un brutto sogno era nella sua mente, Aksel diceva che erano legati al sigillo e tutte le
anime da lui uccise entravano nella sua mente la notte facendogli fare quei brutti sogni. Il forte vento
svegliò Aksel. Si diresse al pozzo per lavarsi, tolse la maglia sporca e puzzolente, il corpo era rovinato, ricoperto
di cicatrici, la barba lunga e dorata, gli dava vent'anni in più di quanti già ne avesse.
Lentamente si diresse a
casa del padrone, lontana pochi metri. Bussò tre volte alla porta. Il signore aprì la porta senza dire mezza
parola, con un breve gesto gli indico il carro. Il birocciaio lo stava già aspettando seduto. Aksel si inchinò al
padrone ringraziandolo ma, prima di andare, si diresse a salutare l'anziano Esben, un uomo che aveva conosciuto lì, che ancora credeva
nelle storie e negli spiriti.
Esben gli parlò di una terra oltre l'oceano, il Vinland, un luogo dove nessuno portava
armi, dove le stagioni erano miti e dove non esisteva la schiavitù. Aksel ascoltava con speranza e desiderio.
Era ormai solo, il padre era morto durante la guerra proprio davanti ai suoi occhi. Ricordava quel giorno come se fosse
ieri. La nebbia era bassa, quando un urlo secco e veloce di un ordine rimbombò tra i fiordi, una ventina di
arcieri colpirono la nave. Le frecce colpirono suo padre direttamente nell'addome, uccidendolo.
La madre morì invece bruciata nel sonno, quando il re corvo con la sua flotta bruciò il suo villaggio. gli era rimasta solo sua moglie che
aveva conosciuto in fattoria, una schiava del padrone. Lei, a differenza, sua non sarebbe mai stata libera.
Non poteva lasciarla lì, la notte stessa sarebbe tornato a prenderla e sarebbero scappati con il carro.
Quella notte
Aksel aprì la finestra arrugginita della casa del padrone. All'interno il camino riscaldava la stanza. Nel buio due
occhi azzurri brillavano illuminando il volto divino di sua moglie, bisbigliando Aksel la svegliò e uscirono fuori prendendo
il carro.
Il padrone si svegliò e corse nella stanza notando la fuga. Le guardie controllavano i confini ma Aksel
scelse la strada per il bosco poco controllata, raggiungendo direttamente il porto.
Aveva raggruppato un gruppo di schiavi che li avrebbero aiutati a uscire. Quattro norreni controllavano il
confine ovest dei campi. Il carro con velocità ruppe la staccionata, una guardia provò a colpire il cavallo ma
Arne, uno schiavo pescatore, si lanciò tra le guardie per distrarle morendo, liberandosi dalle crudeltà del
mondo.
Il carro si schiantò tra gli alberi e il cavallo scappò, l'aria era fredda, Aksel prese in braccio la moglie
Astrid. Mancava poco al porto. Arrivati entrambi salirono nella nave, la nave ondeggiava, i raggi dell'alba
illuminavano il mare creando un paesaggio incantevole. Finalmente erano a un passo dal Vinland, una terra
dove poter crescere i propri figli senza le crudeltà del mondo, senza schiavitù, guerra, violenza.
Per giorni
furono sballottati dalle onde, Aksel guardava l'orizzonte, cercando un punto, un faro, una speranza, provando
a immaginare quel luogo desiderato.
Al sesto giorno accadde qualcosa.
Il vento cessò. Le onde si calmarono. Il cielo divenne limpido. Davanti a loro apparve una terra verde, ma non
somigliava a nessuna terra conosciuta. Non era come le coste del Nord.
Quando la barca toccò la riva, il
Marchio di Aksel sparì. Non bruciava. Non faceva male. Astrid si guardò le braccia, nessuna cicatrice. Nessun
livido. La sua pelle era pulita come quella di un bambino. Aksel si toccò la schiena, la stanchezza era finita, poi guardò l’orizzonte. Ma qualcosa dentro di lui gli disse che quel luogo non aveva un nome, né confini. Non
era una terra del Nord. Era un luogo oltre. Un luogo che esiste solo per chi ha sofferto troppo, per chi ha perso
troppo, per chi porta cicatrici che il mondo non sa sostenere.
Forse era un paradiso, o forse era la pace dopo la
morte. Nessuno poteva dirlo. Ma una cosa era certa, per la prima volta Aksel non aveva paura. La guerra non li
avrebbe più raggiunti, il dolore non li avrebbe più cercati. Il mondo li aveva perdonati.
Aksel prese la mano di
Astrid.
Il vento era dolce e, in quel silenzio, capirono che qualsiasi cosa fosse quel luogo era finalmente casa.
N.L. classe 1As Sant'Agata Li battiati