venerdì 16 gennaio 2026

1999 Il tesoro nascosto

 


1999 IL TESORO NASCOSTO

C'era una volta un archeologo statunitense di nome David.

David era alla ricerca di un game boy color giallo del 1989, mentre volava con il suo veicolo David vide un pianeta sconosciuto.

Una volta atterrato parcheggiò il suo veicolo e si mise in cammino su quello che stava cercando.

Mentre camminava trovò una grotta e senza pensarci due volte ci entro dentro.

Ma attenzione nella grotta c'è un drago nero con una coda appuntita che dorme.

Mentre cercava il Game Boy Color, David lo trovò sotto la coda del drago. Lui tentò di prendere il Game Boy con un bastone lungo ma la consolle era ancora funzionante e emise un suono.

Il drago sentendo il suono si sveglio e urlò contro David e cercò di prenderlo. Fortunatamente David riuscì a scappare con il Game Boy in mano.

Il drago non riuscì a prenderlo perché era addormentato dal lontanissimo 1963.

La creatura parlò con Jack telepaticamente dicendogli di rubare a David il game boy.

Jack si trovava in un posto abbandonato ma accetto e si mise in alla ricerca di David

Mentre David stava raggiungendo la sua macchina volante vide Jack che la distrusse con l'ascia

Quel matto di Jack gli dice di dargli l'oggetto

Tra i due scoppia una rissa ma David spinge Jack che cade nella sua stessa ascia arrivandogli sul petto uccidendolo.

Dopo che Jack muore spunta un'ombra misteriosa, quest'ombra si prese il corpo di jack e se lo portò via.

L'ombra in realtà è la morte.

Il motivo per cui si sta portando Jack è perchè ha ucciso suo figlio.

La Morte ricompensa David riparandogli l'auto.

Una volta riparata l'auto David può tornare a casa.

FINE

A.C. classe 1Cs Sant'Agata Li Battiati

giovedì 15 gennaio 2026

LA VOCE CHE DOVEVA TACERE

 

LA VOCE CHE DOVEVA TACERE


C'era una volta, nelle profondità cristalline dell'oceano, una splendida sirena di nome Sirya.

Lei e la sua famiglia si erano trasferiti da poco a Sapphirea, la celebre città dei cristalli marini. Sin da subito diventarono molto conosciuti, soprattuto Sirya, per la sua voce incantevole. Alla principessa di Sapphirea, Medina, non stava affatto bene, quindi voleva annientarla a tutti i costi.

Entrambe frequentavano la scuola di canto più nota della città. Arrivò il giorno di sfoggiare il loro incredibile talento davanti a tutti i cittadini . Iniziarono ad esibirsi tutte le allieve. La quarta candidata era Medina. La canzone che stava cantando era del genere pop. Lei si trovava al centro e attorno tutte le sue ballerine. Appena finì continuarono le altre ragazze fino ad arrivare all'ultima, Sirya. Si posizionò in una perla enorme laterale, per dare spazio alle sue danzatrici. La canzone che portò, a differenza di quella della principessa, era romantica, elegante e delicata. Al termine dello spettacolo le allieve si sistemarono sul palco, tutte vicine fra loro. Alle tre finaliste regalavano una corona e una fascia con il loro nome. Solo alla fanciulla che arrivava al primo posto donavano una graziosa collana che aveva un particolare ciondolo decorato con un piccolo cristallo che conteneva un potere prezioso e raro. Il giudice ringraziò tutte le bellissime ragazze per aver partecipato ed elencò le tre vincitrici.

-"Al terzo posto la grandiosa Layla Sethclear, al secondo posto la mitica principessa Medina Coralys e al primo la preziosa Sirya Perlador!"

Tutti gli spettatori si congratularono e Sirya ricevette il potere del fuoco. Medina, invece, era furiosa, non era mai arrivata seconda.

Un giorno a Sirya arrivò una lettera da parte della famiglia reale in cui c'era scritto:

"Cara Sirya,

ci congratuliamo per

la tua vittoria.

Ti aspettiamo questa notte al castello

per festeggiare.

P.S. presentati da sola.

Sirya era felicissima, così, durante la notte uscì di casa senza avvisare nessuno. Quando arrivò il castello era buio e cupo. Ad un certo punto, dietro di lei comparve una figura incappucciata che la rapì e lei svenne. Quando si risvegliò, si ritrovò in una stanza completamente oscurata. Lei era legata con una corda che le copriva anche la bocca per non farla urlare. Davanti alla povera vittima era presente Medina con il ciondolo in mano.

-"Cara Sirya, ma quanto sei ingenua. Credevi davvero che ci sarebbe stata una festa, PER TE?!" Esclamò, squadrandola con un'aria invidiosa.

Sirya era agitata, ma poteva solamente osservare.

-"Vuoi questo, vero?" Chiese Medina sarcasticamente riferendosi all'amuleto.

-"Peccato che non potrai più averlo, adesso è di mia proprietà!" Esclamò ridendo.

La povera malcapitata scoppiò in un fiume di lacrime.

-"Dai non piangere, mi fai sentire in colpa così. Se proprio hai il desiderio di riaverlo devi rinunciare alla tua voce. A te la scelta."

Sirya serrò i pugni; non aveva mai sentito una cattiveria come quella.

-"Oh, dimenticavo, non puoi parlare. Pazienza, vuol dire che deciderò io per te. Dì addio alla tua nauseante voce." Disse sorridendo.

Sirya era disperata, voleva strillare, ma ovviamente, era impossibile.

Nel frattempo sua madre si svegliò. Sentiva che qualcosa non andava, così si recò nella stanza dei suoi figli per controllare se stessero bene. Quando entrò nella stanza di Sirya trovò l'invito della famiglia Coralys e capì che era tutto un'inganno perchè loro organizzavano feste accessibili a tutti e soprattutto di giorno. Si recò così al palazzo. Provò a bussare, con scarsi risultati. Si fece così un giro attorno al castello e trovò l'entrata della cantina. Scassinò, con tutta la forza che aveva, la porta ed entrò. Scoprì che sua figlia era legata nella parete e corse a slegarla. Sirya le raccontò tutto ed Elvira, sua madre, raggiunse di nascosto Medina che stava finendo di creare la pozione malefica, ma quando tornò in cantina ormai la ragazza non c'era più.

Sirya avvisò immediatamente le guardie e, a loro volta, le guardie avvisarono il re e la regina. Si recarono tutti dalla principessa, delusi per il suo comportamento, e la punirono.

Alla fine, restituirono a Sirya l'amuleto e festeggiarono, mentre Medina venne obbligata a svolgere i lavori servili, diventando così una serva.


I. S. classe 1As Sant'Agata Li Battiati

Il Vinland

 

Il Vinland

Nella terra fredda del nord, l'alba, ferma da mesi, illuminava la fattoria del ricco proprietario terriero Delling il corvo, un uomo che vedeva negli schiavi solo forza lavoro da consumare.

Steso sulla paglia Aksel dormiva dopo una giornata di duro lavoro da schiavo, il vento fischiava e il bestiame riposava. L'indomani sarebbe stato un grande giorno, finalmente sarebbe stato un uomo libero. Erano passati anni da quella libertà, aveva solo dodici anni e già combatteva, distruggeva villaggi, famiglie e, forse, quella era la sua punizione per gli orrori commessi. Ricordava ancora il dolore dello stampo caldo sulla sua pelle che affermava la schiavitù eterna, da quel giorno gli era stato vietato di essere libero, di prendere scelte, di guardare in faccia le persone sorridendo, era un sigillo di colpa eterna. 

Non era stato l'uomo a fargli quel sigillo, ma una donna, un'anziana strega, alta non più di un metro, indossava una lunga veste di seta che strisciava per terra e faceva paura solo a guardarla in faccia. 

Mancavano poche ore alla "mattina" e come ogni notte le sue urla svegliarono il suo compagno di letto, in quel momento un brutto sogno era nella sua mente, Aksel diceva che erano legati al sigillo e tutte le anime da lui uccise entravano nella sua mente la notte facendogli fare quei brutti sogni. Il forte vento svegliò Aksel. Si diresse al pozzo per lavarsi, tolse la maglia sporca e puzzolente, il corpo era rovinato, ricoperto di cicatrici, la barba lunga e dorata, gli dava vent'anni in più di quanti già ne avesse. 

Lentamente si diresse a casa del padrone, lontana pochi metri. Bussò tre volte alla porta. Il signore aprì la porta senza dire mezza parola, con un breve gesto gli indico il carro. Il birocciaio lo stava già aspettando seduto. Aksel si inchinò al padrone ringraziandolo ma, prima di andare, si diresse a salutare l'anziano Esben, un uomo che aveva conosciuto lì, che ancora credeva nelle storie e negli spiriti. 

Esben gli parlò di una terra oltre l'oceano, il Vinland, un luogo dove nessuno portava armi, dove le stagioni erano miti e dove non esisteva la schiavitù. Aksel ascoltava con speranza e desiderio. Era ormai solo, il padre era morto durante la guerra proprio davanti ai suoi occhi. Ricordava quel giorno come se fosse ieri. La nebbia era bassa, quando un urlo secco e veloce di un ordine rimbombò tra i fiordi, una ventina di arcieri colpirono la nave. Le frecce colpirono suo padre direttamente nell'addome, uccidendolo. 

La madre morì invece bruciata nel sonno, quando il re corvo con la sua flotta bruciò il suo villaggio. gli era rimasta solo sua moglie che aveva conosciuto in fattoria, una schiava del padrone. Lei, a differenza, sua non sarebbe mai stata libera. Non poteva lasciarla lì, la notte stessa sarebbe tornato a prenderla e sarebbero scappati con il carro. 

Quella notte Aksel aprì la finestra arrugginita della casa del padrone. All'interno il camino riscaldava la stanza. Nel buio due occhi azzurri brillavano illuminando il volto divino di sua moglie, bisbigliando Aksel la svegliò e uscirono fuori prendendo il carro. 

Il padrone si svegliò e corse nella stanza notando la fuga. Le guardie controllavano i confini ma Aksel scelse la strada per il bosco poco controllata, raggiungendo direttamente il porto. Aveva raggruppato un gruppo di schiavi che li avrebbero aiutati a uscire. Quattro norreni controllavano il confine ovest dei campi. Il carro con velocità ruppe la staccionata, una guardia provò a colpire il cavallo ma Arne, uno schiavo pescatore, si lanciò tra le guardie per distrarle morendo, liberandosi dalle crudeltà del mondo. 

Il carro si schiantò tra gli alberi e il cavallo scappò, l'aria era fredda, Aksel prese in braccio la moglie Astrid. Mancava poco al porto. Arrivati entrambi salirono nella nave, la nave ondeggiava, i raggi dell'alba illuminavano il mare creando un paesaggio incantevole. Finalmente erano a un passo dal Vinland, una terra dove poter crescere i propri figli senza le crudeltà del mondo, senza schiavitù, guerra, violenza. 

Per giorni furono sballottati dalle onde, Aksel guardava l'orizzonte, cercando un punto, un faro, una speranza, provando a immaginare quel luogo desiderato. Al sesto giorno accadde qualcosa. Il vento cessò. Le onde si calmarono. Il cielo divenne limpido. Davanti a loro apparve una terra verde, ma non somigliava a nessuna terra conosciuta. Non era come le coste del Nord. 

Quando la barca toccò la riva, il Marchio di Aksel sparì. Non bruciava. Non faceva male. Astrid si guardò le braccia, nessuna cicatrice. Nessun livido. La sua pelle era pulita come quella di un bambino. Aksel si toccò la schiena, la stanchezza era finita, poi guardò l’orizzonte. Ma qualcosa dentro di lui gli disse che quel luogo non aveva un nome, né confini. Non era una terra del Nord. Era un luogo oltre. Un luogo che esiste solo per chi ha sofferto troppo, per chi ha perso troppo, per chi porta cicatrici che il mondo non sa sostenere. 

Forse era un paradiso, o forse era la pace dopo la morte. Nessuno poteva dirlo. Ma una cosa era certa, per la prima volta Aksel non aveva paura. La guerra non li avrebbe più raggiunti, il dolore non li avrebbe più cercati. Il mondo li aveva perdonati. 

Aksel prese la mano di Astrid. 

Il vento era dolce e, in quel silenzio, capirono che qualsiasi cosa fosse quel luogo era finalmente casa.

N.L. classe 1As Sant'Agata Li battiati

Victor e il cespuglio fatato

 



Victor e il cespuglio fatato

 C’era una volta 

un grande e potente re con molti figli maschi, questi, quando compiuti vent’anni, venivano mandati in guerra dal padre per dimostrare il proprio valore e coraggio. In caso di vittoria, come sempre sembrava accadere, sarebbero potuti andare in viaggio e prendere posto in uno dei tanti regni del padre. 

Il figlio più piccolo, Victor, che sapeva sarebbe diventato re prima o dopo, aspettava con molta ansia il giorno in cui avrebbe potuto dimostrare il suo valore. Arrivato il grande giorno il re in persona andò dal figlio per svegliarlo e congratularsi: ”mio caro Victor, il momento è arrivato, va in battaglia, guadagnati il tuo regno!”. Presosi di coraggio Victor rispose: ”non vi deluderò”. 

Dopo vari saluti il giovane si trovò finalmente sul campo di battaglia, un grande bosco verde. Armato di daga iniziò a guardarsi intorno e camminare quando si trovò d’innanzi ad un albero dalla forma strana, sembrava un’animale, un Ibis, quel volatile dalle lunghe zampe, la sua osservazione fu interrotta da un fischio acuto, quasi il suono di una sciabola, infatti vide proprio quella e senza poter vedere chi la impugnasse corse, si rifugiò all’interno di una casetta di legno di medie dimensioni con delle piccole finestrelle, dalle quali poté vedere colui che lo inseguiva, un uomo con una maschera che rappresentava un Ibis a coprirgli il volto e poco più distanti dalla casa un grande cespuglio con delle spine enormi. 

Fu quando l’uomo passò oltre che Victor si soffermò sulla bellezza della casetta ben decorata, ma soprattutto vide una figura, una ragazza, non sembrava essere cattiva, aveva capelli biondi tenuti in alto da una corona di fiori e un vestito verde come i suoi occhi. ”Chi sei?” chiese lei, il giovane rispose “Victor, il principe del castello qui vicino, oggi affronterò una prova importante per me, tu invece chi sei?” ella disse poi “ la fata del popolo”. I due si scambiarono alcuni sguardi di intesa, quando si vide passare nuovamente l’uomo e Victor chiese perché la fata non potesse scappare da questo pericolo ed ella rispose di essere prigioniera e obbligata a mandare tra le spine magiche chiunque l’uomo chiedesse. 

Il ragazzo poi salutò la fata uscendo dalla casa, ritrovò l’uomo e i due ebbero un combattimento, quando Victor si trovò al limite delle forze e l’uomo era sul punto di sconfiggerlo arrivò la fata per aiutare il povero ragazzo che, ritrovate le forze, riuscì a levare la maschera all’uomo rivelando il volto del padre, scioccato il ragazzo chiese spiegazioni. ”Perché tentate di uccidermi padre? La guerra da affrontare per dimostrare il proprio valore è sempre stata una farsa?” chiese sconvolto, mentre il padre privo di sentimenti disse : “certo che lo è sempre stata non c’è nessun altro regno ad aspettarti, il tuo sacrificio è necessario come lo è stato quello dei tuoi fratelli prima di te!” e senza dare spiegazioni il padre tentò la fuga ma prima che fosse troppo tardi Victor l’afferrò scioccato e frustrato, insieme alla fata lo mandarono nelle spine magiche dove non si seppe più nulla di lui. 

Victor diventò il nuovo re del regno e sposò la fata che lo aveva aiutato e della quale si era innamorato e vissero tutti felici e contenti.

 L.L.V. classe 1Cs di Sant'Agata Li Battiati

venerdì 21 marzo 2025

Arroganza e pusillanimità

 



Ancora costumi per i nostri sposi promessi, emblematicamente divisi da don Rodrigo e don Abbondio.

L'uno esempio di arroganza, l'altro esempio di codardia.



giovedì 13 marzo 2025

I costumi dello sposalizio mancato

 


Il matrimonio "non si ha da fare" ma gli abiti erano già pronti.... noi immaginiamo che potessero essere così.




Insieme ai nostri sposi promessi troviamo la malinconica Gertrude, monacata a forza dalla famiglia. Triste emblema di ciò che la società può fare ad una donna, allora come, purtroppo, anche oggi.

Tra coraggio e codardia

 

Continuiamo la nostra carrellata di costumi, inserendo accanto a Renzo e Lucia don Abbondio e la sua governante Perpetua. 

Il nostro curato era un uomo codardo, pigro e schivo, che si sottrae alle difficoltà e agli ostacoli che incontra, a causa della sua codardia i nostri promessi dovranno affrontare molte disavventure.


Perpetua è una brava donna , resa un po' acida dalla sua condizione di nubilato....


a cura di P.A. e di T.A.M. della classe 2As

I due protagonisti

 

Non si può parlare di Renzo senza Lucia o di lucia senza Renzo.... qui abbiamo cercato di progettare i loro abiti ispirandoci alle pagine del romanzo.


Renzo, lucia e.... il famigerato Don Rodrigo, artefice delle loro disgrazie e tribolazioni.


a cura di M.N. e di P.A. della classe 2As

giovedì 6 marzo 2025

Primi bozzetti

 

Lucia " portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch'esse, a ricami" 

da "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni


Con Lucia abbiamo Gertrude, la monaca di Monza, ed il famigerato Egidio suo amante. 

Gertrude era una donna di grande bellezza, ma di una bellezza sbattuta e sfiorita, segno di una vita segnata dalle oppressioni familiari e di una giovinezza negata. Desiderosa di amore, un amore che le era stato negato e che aveva trovato seguendo però una strada peccaminosa. 


 





 a cura di R.C.L. e di M.B. classe 2As

lunedì 3 febbraio 2025

Quando le arti figurative incontrano la Letteratura - I promessi Sposi


Come penso si sia capito, il nostro blog è realizzato da alunni del Liceo artistico  "Emilio Greco", sede di Sant'Agata Li Battiati, e i nostri ragazzi adorano disegnare ed illustrare.

La classe seconda sta leggendo "Il" romanzo per eccellenza della letteratura italiana, I promessi Sposi di Alessandro Manzoni e dunque è partita la voglia di interpretare graficamente il carattere dei personaggi, provando a realizzare dei costumi per i personaggi principali.

A breve i lavori realizzati.